| In 30.000 per "Al Fitr"
CONEGLIANO - In 30.000 per “Al Fitr”, che in arabo significa la preghiera della festa e segna la fine del Ramadan, il mese di digiuno che rappresenta uno dei pilastri della religione islamica. In provincia di Treviso, la provincia a più alta concentrazione di mussulmani d’Italia, sono 8 le moschee che celebreranno “Al Fitr”: Motta di Livenza, Roncadelle, Resana, Col San Martino, Colfosco, Nervesa della battaglia, Cornuda e Ponte di Piave. Sarà la luna piena a decidere la fine del Ramadan: se sarà avvistata questa sera nei vari paesi d’origine allora la “grande preghiera” si terrà domani, se no potrà essere spostata a lunedì. In questi giorni è arrivato dal Marocco anche Abdel Wasserh, un imam molto noto
Per pregare niente minareti o architetture arabescate e nemmeno il Palaverde, che fu concesso nel 2002 da Gilberto Benetton a 1500 seguaci di Allah. In mancanza di una moschea vera e propria, come per esempio quella progettata a Roma da Paolo Portoghesi, i mussulmani si ritrovano in ex negozi, magazzini, vecchi fienili. Non si contano, invece, le case trasformate in moschea “pret a utiliser”dai privati per cerchie di amici e conoscenti. I tentativi di avere un locale paragonabile almeno alle spaziose sale dei testimoni di Geova per ora sono stati bloccati sul nascere, nonostante investimenti milionari.
A Vittorio Veneto attraverso una colletta avevano messo insieme 450 milioni di vecchie lire per comprare un capannone in via Boite, ma poi un’ordinanza del sindaco bastò a sigillare gli ingressi per sempre. A Villorba successe più o meno la stessa cosa. E allora ecco nascere la “mosche diffusa”, tanti punti di riferimento nel territorio per chi ha una religione diversa dalla nostra.
A Cornuda da tanti anni in pieno centro, a due passi dalla fontana, la moschea è un ex negozio con le vetrine bianche; a Col San Martino, prima di entrare in paese, una vecchia stalla è stata restaurata ed è diventata luogo di preghiera. A Cordignano, sopra le Poste, è nata da poco una scuola araba aperta solo alla domenica dalle nove a mezzogiorno: la frequentano sessanta bambini per imparare a i fondamenti della lingua e della religione araba. Anche a Tovena Mhamed Bourjzati, che ci saluta con un “Salam-elèk” (“pace su te” ndr), voleva aprire una scuola islamica: “Il sindaco mi ha detto che non si può fare, ma anche noi abbiamo bisogno come voi di un posto per insegnare la nostra cultura, non è possibile che mia figlia non possa imparare l’arabo. Altri sindaci, come quello di Farra, sono molto buoni e capiscono i nostri problemi”.
Tadil Youssef presidente del Consiglio islamico di Treviso e punto di riferimento per tutto il mondo mussulmano della Marca, conferma il desiderio di potersi riunire per pregare in una vera e propria moschea, ed è convinto che i giornalisti abbiano un ruolo fondamentale per favorire l’integrazione di culture diverse: “Non è un caso che il primo versetto del Corano sia dedicato alla penna che si in arabo si dice Chalam”.
Sul pregiudizio più diffuso che tende a vedere nella religione mussulmana un pericolo Tadil Youssef chiarisce senza mezzi termini: ”Si entra nella moschee per pregare, i terroristi non entrano nella moschee e per me non sono nemmeno mussulmani. Faccio una domanda: a qualcuno in Italia verrebbe in mente di dire che siccome i mafiosi vanno in chiesa allora tutti i cattolici sono mafiosi?” Si pensa anche che, al contrario delle chiese che sono luoghi aperti a tutti, nelle moschee sia vietato l’ingresso agli occidentali. “Nella moschea di Hassan II, a Casablanca, la più grande del mondo dopo quella della Mecca, può entrare chiunque purché si tolga le scarpe”.
Tadil è convinto che le nostre religioni debbano convivere in pace, com’era tanto tempo fa e come può essere ancora oggi: “Domenica scorsa abbiamo digiunato insieme a un gruppo di sacerdoti cattolici in un monastero di Caorle e poi, dopo il tramonto, abbiamo mangiato insieme. E’ stato davvero molto bello”.
Mario Anton Orefice
(Corriere del Veneto, ottobre 2006) |