| Una fabbrica fuori dal comune
TREVISO - Una fabbrica fuori dal comune: quaranta persone in cura psichiatrica che fanno concorrenza ai paesi dell’Est. “Smettiamola di chiamarli malati di mente, chiamiamoli sani con problemi di mente” tuona in modo energico Angelo Bonfanti direttore della fabbrica e presidente della cooperativa sociale “Solco”. Bonfanti ha cominciato come tornitore a 14 anni, poi è stato responsabile del personale della Osram, andato in pensione ha deciso di mettere la sua esperienza al servizio di chi è meno fortunato e nel 1992 ha fondato la “Solco” specializzata nell’assemblaggio di merci.
Il fatturato oscilla intorno agli 800.000 euro all’anno, i clienti sono piccole e grandi aziende del Nord Est, la paga mensile è di 900 euro, 20 gli orari personalizzati e 4 i tipi di part-time.
Solco produce semilavorati nel settore elettrotecnico: accenditori per lampade al neon, plaffoniere, cruscotti per tagliaerba, toroidi da inserire nelle lampade a risparmio energetico e confezioni di lampade in zoccolo di vetro.
Per far fronte alle commesse è stata necessaria altra manodopera e così adesso in via Ca’ Zenobio 37 sono stati inseriti anche 20 lavoratori extracomunitari. A ferragosto la fabbrica ha chiuso solo un giorno per non perdere neppure un ordine. “Tra i progetti che abbiamo in cantiere c’è anche una linea automatica per l’imballo di lampade del costo di 150.000 euro: ci servirà a tenere testa alla concorrenza dei paesi dell’Est”, racconta Angelo Bonfanti con il cappello bianco sempre spettinato e gli occhi incorniciati dai Ray Ban. “Quando un responsabile commerciale si è permesso di ipotizzare che i miei ragazzi potrebbero non essere affidabili, gli ho risposto:”Questi non sono problemi che la riguardano, lei mi affidi la commessa”.
In effetti chi visita la fabbrica non capisce chi sono i sani e chi i malati. Lavorano tutti allo stesso modo. Solo parlando è possibile ricostruire le loro storie.
Maria Grazia ha 38 anni, gli occhi chiari e i capelli corti. Fino a otto mesi ha vissuto in orfanotrofio, poi l’hanno adottata, ma in Inghilterra sono cominciati i primi problemi. Oggi si sveglia ogni mattina alle 6 per essere essere al lavoro alle 8.15 e terminare alle 17. Andrea è nato a Bergamo, ha 44 anni e una pensione d’invalidità. La sua malattia si è manifestata la prima volta quando era studente, si trovava in metropolitana stretto fra tanta gente: “Ho sentito la mia mente che impazziva”. E’ qui dal ‘93 e vorrebbe un lavoro meno ripetitivo. Marco compirà 41 anni il 13 ottobre, è contento ma non vuol parlare; anche Lorella sta sulle sue e chiede di non essere fotografata. Giovanni vive da solo in un appartamento a Ponte di Piave. Nella sua vita tanti mestieri, il pescivendolo, il carpentiere, il fruttivendolo, fino a che nel ‘90 si innamora di una donna sposata; non ricambiato ha cominciato ad avere delle allucinazioni: “Ora sto bene perché lavoro, faccio sette ore e mezza al giorno, tranne il mercoledì”. Marta ha 45 anni, è nonna di due bimbi e ha cinque figli; il suo ex marito è morto da tempo. Una storia di violenze aveva portato Marta nel vortice dell’alcolismo e della depressione: “Se non ci fosse stata la cooperativa, non sarei mai venuta fuori dal mio buio”.
“Non siamo qui per guarire persone - conclude Bonfanti -ma per ridurre il loro disagio, questa è la nostra mission aziendale”.
Mario Anton Orefice
(Corriere del Veneto, ottobre 2006)
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