| Venezia,
labirinto dell’anima Scheda: Salomon Resnik, psichiatra e psicoanalista di fama internazionale,
nasce a Buenos Aires il 1 aprile del 1920 da genitori ebrei originari
di Odessa. Si forma a Londra con Melanie Klein, Rosenfeld, Bion, Esther
Bick e Winnicot. E’ membro della International Psychoanalitical
Association e presidente del Cispp, “Centro internazionale di studi
psicodinamici della personalità” di Venezia che dal 1982
svolge attività di ricerca e formazione. VENEZIA - C’è una gran nebbia a Londra. E’ una sera
d’inverno del 1957. Nel quartiere di Hampstead un signore sulla
quarantina cerca la casa di Melanie Klein. Vede una donna di spalle e
le chiede:“Scusi, sa dove abita la signora Klein?”.Lei si
volta e lo guarda sconcertata: è Anna Freud che sul transfert e
sul narcisismo aveva idee ben diverse da quelle della sua collega. M. Un curatore d’anime che riceve i suoi pazienti vicino all’ex ospedale degli Incurabili. Un caso? S. “La vita forse è incurabile” ci ricorda Artaud,
nello stesso tempo è un continuo incontro con ciò che non
conosciamo, “das Unheimliche”, come lo definiva Freud, il
perturbante. Ma la maggior parte della gente fugge il perturbante, cerca
rassicurazione nella routine, una ripetizione di comportamenti che non
apre finestre di dialogo fra il mondo interno e quello esterno. Da qui
la noia, “la nostalgia dell’identico” (la definizione
è di Enesto De Martino ndr). M. Verso le fondamenta, a due passi da qui, c’è anche un altorilievo che rappresenta San Giorgio che uccide il drago. S. Il drago - inteso come mostro, dal latino monstrum, prodigio, cosa
straordinaria, "inconscia", che a un certo momento si mostra
per “monere”, per avvertire - riconduce ad un tema interessante,
quello del labirinto. Bisogna distinguere tra due tipi di labirinto, quello
egiziano e quello cretese. Quello egiziano è legato al mito di
Iside e Osiride, i fratelli sposi. Iside uccise e smembrò il corpo
di Osiride, poi raccolse le parti divise, che rappresentavano le province
dell’Egitto, e le ricompose formando un labirinto. Curare la schizofrenia
o la psicosi è cercare di riunire le parti di una mente dispersa. M.Un altro tema veneziano è quello della maschera. S. Venezia è essa stessa una maschera. Ogni oggetto è una
maschera. Il termine persona implica, significa maschera, la propria maschera.
Anche il sogno è una maschera che, con tatto e rispetto nei confronti
del paziente, non ha bisogno di essere smascherata. Questo è il
fondamento dell'etica psicoanalitica. Nel sogno la maschera è l'aspetto
manifesto di quello che è latente per Freud. Freud cercava la visibilità
dell'inconscio oltre il sogno, invece io provo a scoprirlo nella lettura
stessa del sogno-maschera, cioè attraverso quello che si mostra,
ma che non tutti vedono: il phainòmenon. M. In che senso Venezia può essere definita una città terapeutica? S. Perché richiama la solitudine. La maggior parte dei problemi
psicologici è legata al narcisismo, cioè alla necessità
di essere continuamente riconosciuti, di specchiarsi nelle parole e nello
sguardo degli altri a qualsiasi costo, anche quello del proprio male di
vivere. Il che non instaura una relazione adulta, ma una dipendenza. Chi
non sopporta Venezia o ha paura di questa città, o semplicemente
non si sente bene mentre la visita, probabilmente ha bisogno di riflettere
sulle cause del suo malessere. I disagi, ovviamente, non sono provocati
dalla città ma da quello che essa sottolinea. Per esempio, un mancato
riconoscimento: di fronte a tanti capolavori e a tanta bellezza le identità
deboli entrano in sofferenza. M. Perché, oltre che a Parigi, lei ha scelto di incontrare i suoi pazienti a Venezia? S. Ho scelto Venezia perché è una città labirintica, mi piace andare incontro a quello che non conosco. Immagino Venezia come un corpo e ogni parte del corpo abitata dal suo daimon. Mi piace, a volte, passeggiare la notte da solo e dialogare con le figure e le statue che abitano le casa e i ponti, per continuare così le mie riflessioni sull’inconscio di una città anfibia, abitata dal vento e dal mare, che vive sopra e sotto l’acqua. Venezia, come scrive Savinio in “Ascolto il tuo cuore, città”, è una città di fantasmi. E visitare i fantasmi aiuta, come ci insegna Don Giovanni: invitato al tavolo dal convitato di pietra, può confrontarsi di fronte alla tomba del padre con la propria paternità”. M. C’è un luogo a Venezia, oltre agli Incurabili, al quale
si sente molto legato? Mario Anton Orefice
|