| Parise:
"Solitudine e libertà"
Preferiva la compagnia dei “gravarioi”, quelli che abitano
le golene del Piave. Gente ispida, molto diversa da quella di città,
gente che, se arriva la piena, perde tutto e ricomincia da capo. A due
passi dall’argine di Salgareda, in provincia diTreviso, scrisse
i “Sillabari”. Poi si trasferì nella vicina Ponte di
Piave e comprò la “casa della vecchiaia”. Le sue ceneri
sono sepolte nel giardino sotto una lastra di marmo: Goffredo Parise 8
12 1929 - 31 8 1986.
La casa fu donata al Comune ed è diventata un centro studi che
attira visitatori da tutta Italia: i quadri, i libri e gli arredi sono
rimasti intatti. Prossimo anno si celebrerà il ventennale dalla
morte con una serie di iniziative, organizzate dal comune di Ponte di
Piave insieme alla Fondazione Benetton di Treviso.
Il programma comprende la pubblicazione in Rete dell’”Archivio
Parise”, oltre 3000 documenti: manoscritti, carteggi, fra cui quello
inedito con Gadda, foto, articoli di giornale, e anche i libri, i saggi,
le recensioni sulla sua vita e le sue opere. In primavera si terrà
una mostra su “Parise giornalista” e un convegno; poi un incontro
con Ilaria Crotti autrice di “Wunderkammer” sul rapporto Parise
Comisso e, forse, una serata con il gruppo degli amici di Oderzo: Mauro
Portello e Bruno Callegher (curatori dei Meridiani), la pittrice Lina
Sari, Guido Carretta e Gianni della libreria Becco Giallo. Anche il giardino
tornerà quello di prima: mancano solo i lillà, le rose e
un clerodendro che fiorisce ad agosto.
Il destino ha voluto che da due anni l’assessore alla cultura di
Ponte di Piave sia Claudio Rorato, fautore del restauro della “casa
museo” e delle iniziative del ventennale in collaborazione con Fondazione
Benetton. Amico di Parise, Claudio Rorato è il fratello di Omaira,
una riservata signora di 52 anni che visse una intensa relazione con lo
scrittore a partire dal 1976. Un rapporto sentimentale che si incrociò
con quello più noto di Giosetta Fioroni. Omaira da vent’anni
rispetta un silenzio assoluto per quanto riguarda la sua storia con Parise.
Possiede 200 lettere dello scrittore che non saranno mai messe on-line,
né tantomeno rese pubbliche. Solo sette di esse si possono leggere
nella rivista letteraria Marka numero 32 del 1995: affrontano con i temi
della politica, dell’esistenza, del viaggio. Oggi, per la prima
volta e a distanza di quasi vent’anni, Omaira rilascia una breve
intervista sullo scrittore.
Come avrebbe giudicato Goffredo Parise l'archivio on-line delle sue carte,
anche alla luce di ciò che scriveva sulla caducità dei libri:
"non durano più di due giorni in libreria"?
“L'aver lasciato in eredità la casa con il desiderio che
se ne facesse un centro studi riguardante la sua opera, dimostra che Parise
avrebbe apprezzato tutto ciò che potesse darne una più ampia
diffusione. Diverso era il suo rapporto con la scrittura. Parise ha sempre
usato la sua "Olivetti lettera 22" in quanto asseriva che il
suo modo di lavorare era istintivo ed immediato, perciò le parole
migliori erano quelle scritte di getto. L'utilizzo del computer, che offre
la possibilità di togliere, aggiungere o modificare le frasi, avrebbe
in qualche modo influito sull'intenzione originale a scapito della freschezza,
come se un lavoro di alta sartoria divenisse un pret à porter”.
Dopo tanti anni c'è una lettera o un aneddoto che le torna in mente
e che si sente di raccontare?
“Spesso Parise mi confidava il suo sentimento di solitudine ed al
contempo di autonomia interiore spiegandomi che nessuno fa mai parte dell'altro.
Tutti siamo soli e tuttavia ci si vuole bene, ci si aiuta a vivere cercando
possibilmente di essere allegri insieme. I sogni di simbiosi vanno a farsi
friggere di fronte alle proprie inclinazioni caratteriali perché
tutti siamo egoisti e si tende a imporre all'altro ciò che non
può, proprio per carattere, dare. Il massimo che si può
ottenere uno dall'altro è di rendere reciprocamente la vita più
leggera, più allegra, con tutte le relatività del caso.
Ognuno ha dentro di sé la vita ed il mondo e lo deve vedere e vivere
indipendentemente dalle attese dell'altro. Questa è una grande
lezione di libertà con valore universale e sempre attuale”.
Perché non ama rilasciare dichiarazioni sul suo rapporto con uno
dei grandi della nostra letteratura?
“I rapporti che intercorrevano tra me e Parise riguardano la sfera
affettiva, ritengo che i sentimenti, come tutte le cose preziose nella
vita, vadano custoditi gelosamente. Trovo superfluo raccontare dei particolari
strettamente privati che non servirebbero ad aggiungere nulla alla sua
grandezza”.
- da due lettere di Goffredo Parise a Omaira Rorato, che fu la sua compagna
negli ultimi dieci anni
21 maggio 1976
“... Non sono tranquillo politicamente se così si può
dire: l’arroganza democristiana e quella comunista e quella ecclesiastica
si danno la mano e assumono tutte le caratteristiche di quella a me ben
nota per averla vissuta anche se in piccola parte: cioè l’arroganza
fascista che è il minimo comune denominatore del carattere politico
del nostro paese da Dante in poi. Ieri sera ero a cena con tre ministri
..., e con tre futuri senatori. Che aria! Che aria da mafia, da Todo Modo,
da sacrestia dove si commettono delitti ...”
31 maggio 1976
Che cosa si può fare a Venezia? Prima di tutto si sta bene a sentire
l’odore di Venezia, poi i leggero vento del mare, poi si guarda
la laguna e il canal Grande sperando che abbia l’acqua un po’
increspata, poi si scende dalla gondola (sempre in gondola il più
possibile a Venezia), poi si va al mercato di Rialto, che è meraviglioso,
poi si va al Florian (...) poi ... quanti ne vuoi ancora? Ne ho un quintale
poi.”
dal Diario di Goffredo Parise
29 gennaio
“Che stupidaggine il giornalismo! Verba volant. Non rimane nulla,
nemmeno nel mio personale ricordo. Gli articoli dall’America che
sto scrivendo sono nulla anche se in parte ‘ben fatti”.
Mario Anton Orefice
(Corriere del Veneto, gennaio 2006)
|