Azzecca-garbugli, Socrate e la verità

PADOVA - Con quattro capponi tenuti a capo all’ingiù Renzo si presenta al dottor Azzecca-garbugli. Manzoni dà vita nei “Promessi sposi” a un personaggio che non si incontra solo nelle aule dei tribunali: quello che sa “imbrogliare le carte“, quello che maneggia così bene gli argomenti da sostenere tutto e il contrario di tutto. Gli fa da contraltare un filosofo del V secolo avanti Cristo: Socrate che ricerca la verità fino al sacrificio della propria vita. Gli argomenti possono essere usati come strumenti di mera persuasione o come strumenti di conoscenza, per uno spot pubblicitario o per spiegare un fatto. Di questo e di molto altro si ragiona in “Retorica, processo, verità” (ed. Cedam), l’ultimo libro del professor Francesco Cavalla, ordinario di filosofia del diritto all’Università di Padova. Un libro che dimostra come la retorica teorizzata da Aristotele possa rappresentare un metodo di ricerca della verità rigoroso al pari del discorso scientifico. Si tratta naturalmente di un rigore diverso. Non della coerenza delle formule geometriche, ma del rapporto logico necessario fra proposizioni riguardanti fatti concreti. Il discorso retorico porta a definire una verità puntuale valida qui ed ora, ma non per questo aleatoria. Il retore, attraverso la dialettica, ricerca la verità opponendosi a ogni forma di esercizio arbitrario del potere a costo della vita: “Socrate obbedì con la morte alle leggi non per la loro forza o supposta giustizia; ma perché, pur domandadola, non trovò alla fine una verità che giustificasse la sua fuga”, scrive Cavalla al termine del saggio. “Retorica, processo, verità” raccoglie anche gli approfondimenti di Umberto Vincenti su argomenti e decisioni, Maurizio Manzin sull’umanesimo giuridico, Stefano Fuselli sul sillogismo, Claudio Sarra su cattivi argomenti e fallacie, Paolo Moro su retorica e telematica, Paolo Sommaggio sul metodo retorico classico, Daniele Velo Dalbrenta sui brocardi.
Mario Anton Orefice
(Corriere del Veneto, dicembre 2005)