La "guerra" delle badanti

CONEGLIANO (Tv) - Le badanti sono ventiquattromila in Veneto, metà delle quali clandestine, e prima o poi se ne andranno. Se n’è parlato giovedì sera al convegno “Le nuove sfide di una società che invecchia”, organizzato, dalla Acli di Treviso e dalla Caritas di Vittorio Veneto. La sfida più importante non è lontana: nei prossimi anni, con il miglioramento delle condizioni economiche dell’Ucraina, da cui proviene il 90 per cento di queste donne, è prevista una fuga di ritorno. “Se la regione Veneto dovesse sostituire le badanti con propri servizi dovrebbe spendere 600 miliardi e pagare rette per 900 miliardi delle vecchie lire”, ha avvertito Alessandro Castegnaro docente dell’Università di Padova. Attualmente nella nostra regione ci sono 5,5 badanti ogni 1000 abitanti.
“Quando torneranno ai loro paesi, dai quali emigrano solo per migliorare il proprio reddito, la nostra società si troverà di fronte a un problema che per anni non è mai entrato nell’agenda della politica nonostante le proposte di Caritas e Acli”, ha detto Castegnaro.
Di natura economica anche la “guerra dei poveri” in atto fra badanti in regola e badanti clandestine. Le clandestine entrano nel mercato dell’assistenza ad un prezzo decisamente più basso e accessibile anche alle classi medie, le quali non potrebbero permettersi una dipendente in regola. Quelle in regola, licenziate per la clandestina, perdono il permesso ed entrano a loro volta in clandestinità. Quali le soluzioni? Oltre a ipotesi di tipo tradizionale, come il potenziamento dei servizi e una differente politica sociale, il convegno ha registrato il richiamo di Floriano Zambon, sindaco di Conegliano: “Credo che si debba ricorrere il meno possibile alle case di riposo e alle badanti. E’ segno di una società civile fare in modo che l’anziano, a cui dobbiamo molto, rimanga in famiglia”.
Mario Anton Orefice
(Corriere del Veneto, ottobre 2005)