Caratteri e scrittori

Caratteri e scrittori: chi ama il Bodoni, chi il Garamond, chi non stamperebbe i suoi versi se non in Arial. Per Paolo Barbaro, al secolo Ennio Gallo, l’ideale è il Bodoni: "Chiaro, non troppo elegante, secondo me attira il pensiero e la simpatia di chi legge. I miei primi libri, stampati da Einaudi nella collana I Coralli, erano pubblicati in Bodoni. Italo Calvino mi disse che quel carattere era un po’ anche il mio. Credo che tra i caratteri e gli autori ci sia una qualche rispondenza interna".

Non abbandonerebbe mai il Garamond Ferdinando Camon: "Il mio editore francese Gallimard usa sempre i caratteri Garamond, le sue copertine sono immutate da quarant’anni e sono belle per quei Garamond sottili, una variante chiamata Garamond Simoncini. Il fatto che il carattere non cambi mai ti dà un senso di immortalità".

Paolo Ruffilli paragona la pagina scritta a una partitura musicale che non vale solo per il suono ma anche per la forma che acquista sul foglio bianco: "Per la poesia il mio carattere è l’Arial, perché è leggero, ha uno sviluppo lineare verso l’alto pur rimanendo contenuto, è una commistione tra gotico e romanico. Per la prosa invece prediligo la chiarezza del Times. Ma non tutti si appassionano alle questioni di carattere: "A dir la verità non saprei proprio distinguere un carattere dall’altro, è un problema che non mi sono mai posto", sorvola Alberto Ongaro.
M.A.O.
(Corriere del Veneto, 4 giugno 2005)