| Giustizia, la verità dell'arte retorica Il professor Cavalla guida la "rivoluzione" silenziosa del diritto PADOVA - Pensano a un processo penale più giusto e alla retorica come strumento di ricerca della verità, cioè a una rivoluzione dell’attuale stato di cose. Gli studiosi coordinati dal professor Francesco Cavalla, ordinario di Filosofia del diritto all’Università di Padova, sono un movimento silenzioso che si diffonde attraverso libri e convegni. Dal 2004 firma le sue iniziative con l’acronimo Cermeg: Centro di ricerche sulla metodologia giuridica. Una rete di collaborazioni scientifiche fra le università di Padova, Verona e Trento che sta sviluppando occasioni di formazione per giudici e avvocati, incontri tra operatori del diritto, giornalisti, esperti di comunicazione. Sostengono la netta separazione delle carriere dei pubblici ministeri e dei giudici. Sono convinti che le riforme in discussione in Parlamento non introdurranno le modifiche necessarie all’attuale ordinamento. Nei loro saggi scrivono che il processo accusatorio, quello alla Perry Mason per intenderci, è stato stravolto dalle decisioni della Cassazione. La conseguenza è che in Italia ci si confronta con un sistema ancora inquisitorio, in cui l’imparzialità del giudice, "collega" del pubblico ministero, è difficilmente sostenibile. "Se vogliamo parlare di "rivoluzione" possiamo farlo esagerando, evidentemente, pensando al significato primo della parola: ritorno al punto di partenza", chiarisce Cavalla, che del Cermeg è anche il presidente. "Vogliamo tornare al pensiero classico, dove il metodo della retorica era studiato non per far bella figura ma per cercare la verità. Solo disponendo di un criterio di verità, di una retorica capace di verificare le connessioni logiche tra varie proposizioni, si può porre il fondamento di ogni responsabilità: quello per cui certe conclusioni e certe sentenze sono "sbagliate" e non semplicemente tesi possibili tra altre". Oggi, invece, sostengono i "cavalliani, l’opposizione tra le parti e il giudice è spesso uno scontro di forze nel quale prevale il più potente. "Finché manca un criterio di verità per giudicare l’esercizio della forza, il giudice occulta la sua natura e prende le vesti, suo malgrado, del "padreterno" (come già lo definiva Aristofane), dell’inquisitore, del potere senza responsabilità", prosegue Cavalla e aggiunge:"Nella mia professione di raccoglitore di anticaglie, posso fare un esempio chiarificatore: nel processo attico, l’accusatore che non raccoglieva almeno i due quinti dei voti del collegio giudicante era escluso dalla frequentazione dei templi per tre anni e doveva pagare una multa. Insomma non è concepibile che un disgraziato resti in carcere per la negligenza di qualche magistrato, il quale non avrà nessuna conseguenza e continuerà tranquillamente la propria carriera. Però non sono questioni che si possano lasciare al dibattito politico o alle generiche esigenze del giusto processo". Sono questioni che per Cavalla e gli studiosi che lo seguono sono legate alla ricerca della verità e quindi al coraggio intellettuale di criticare il potere quando sbaglia chiunque lo rappresenti: "I nostri studi non piaceranno ad avvocaticchi ed avvocatoni che della compiacenza verso il potere costituito fanno l’arma della loro sopravvivenza o del loro successo. Non piaceranno ai giudici supertogati e agli accademici ‘che la sanno lunga’, Costoro alzano il sopracciglio, ostentano un sorriso di sufficienza, mostrano un volto tristemente preoccupato al semplice suono della parola 'verità'. Noi non parliamo a costoro, noi parliamo al giurista, il giurista ha il compito fondamentale di porre con il suo lavoro un limite all’esercizio arbitrario del potere". Una ricerca della verità e della coerenza che il Cermeg conduce non solo nel processo penale, ma anche in altri ambiti di grande attualità. Sulle donazioni degli organi, per esempio, il professor Paolo Sommaggio ha pubblicato il saggio "Il dono preteso", che indaga sulle ragioni di chi ritiene che la donazione degli organi sia un atto dovuto e di chi, invece, sostiene che sia una scelta e possa avere un prezzo; Claudio Sarra ha analizzato la comunicazione in Rete, mentre Velo Dalbrenta ha messo in luce aspetti inediti della figura di Cesare Lombroso. Altri studi si sono concentrati sull’informazione giornalistica sempre più in impasse, soprattutto quella televisiva, sul tema dell’imparzialità. "Non vedo altre strade per conservare la nostra libertà - conclude Cavalla - se non la ricerca della verità attraverso la messa in discussione dei diversi punti di vista per trovare quella parte del discorso di ciascuno che nessuno può rifiutare. Ma constato che la classe politica, come dimostra la produzione legislativa, e la società, che genera la classe politica, sembrano interessate ai discorsi "appariscenti", trascurando invece quelli rigorosi. Ciò comunque non scoraggia gli studiosi del Cermeg". SCHEDE Processo accusatorio e processo inquisitorio Il processo accusatorio non può iniziare senza l’accusa di un cittadino, in quello inquisitorio si può procedere d’ufficio sulla base di notizie di stampa, verbali di polizia, voce pubblica. Nel processo accusatorio il giudice è terzo rispetto alla controversia, in quello inquisitorio il suo ruolo si fonde con quello dell’accusa. Nel processo accusatorio le prove devono esser fornite dalle parti, in quello inquisitorio il magistrato ha piena libertà di indagine. In caso di abbandono dell’accusa, il processo accusatorio si interrompe, quello inquisitorio prosegue d’ufficio fino alla sentenza. Il Cermeg Il Cermeg, Centro di ricerche sulla metodologia giuridica, nasce nel 2004 per impulso di un gruppo di studiosi di filosofia del diritto del Triveneto. Presidente del Centro è il professor Francesco Cavalla, ordinario di Filosofia del diritto all’Università di Padova, direttore è il professor Maurizio Manzin dell’Università di Trento. Del consiglio scientifico fanno parte: i proff. Maurizio Manzin e Gianfranco Ferrari dell'Università di Trento; Francesca Zanuso e Stefano Fuselli dell’Università di Verona; il prof. Umberto Vincenti dell’Università di Padova; l’avv. Alarico Mariani Marini del Consiglio nazionale forense; l’avv. Ettore Randazzo presidente dell’Unione Camere Penali. Il prossimo appuntamento organizzato dal Cermeg è il seminario "Argumentation and Truth" con Dennis Patterson, docente alla Rutgers University del New Jersey, che si terrà l’11 aprile all’Università di Padova. Mario Anton Orefice |