"KEVIN COSTNER MI HA DELUSO"
Orso Corno Cavo incontra l'uomo bianco a Santa Lucia
Chissà perché mentre aspetto Orso Corno Cavo penso che sia un incontro speciale. Lui è un capo Sicangu Lakota, un indiano della Grande Prateria.
Qual è il fascino di una persona così distante dalla nostra cultura, dal nostro mondo? Forse rappresenta la libertà, la natura, la saggezza.
Lo aspetto davanti alle vecchie Filande di Santa Lucia di Piave, dove questa mattina incontrerà gli studenti. Ci sono anche i volontari dell'Enar l'associazione che organizza la Festa delle Rane (povere rane, fritte e abbrustolite senza pietà), la festa stasera ospiterà il concerto dei Nomadi che sono amici del capo indiano. C'è pure la Lega Nazionale di San Francesco che appoggia la causa Lakota. Duane Hollow Horn Bear, questo è il nome inglese, arriva con un grande cappello bianco in compagnia della moglie Elsie. Il portamento fiero, lo sguardo lento, non gesticola mai. Una forza tranquilla si potrebbe dire. Ai ragazzi dice: "È un onore parlare con il futuro dell'Italia, perché fra trenta, quarant'anni voi sarete il futuro, ed esso dipenderà dal rapporto che voi avrete con la terra. Voglio raccontarvi una storia: se un giorno arrivasse una persona in Italia e vi dicesse che non si può più parlare italiano, che da oggi in avanti non potete più mangiare spaghetti sareste d'accordo? Coro di "Nooo". Bene, questo è quello che è successo alla mia gente."
Alle domande sul film "Balla con i lupi", al quale Orso ha partecipato come consulente, risponde:"Balla con i lupi è il film che mostrato gli indiani in modo diverso, però Kevin Costner mi ha deluso. Ha comprato un terreno sulle Colline Nere, e ha permesso che su esso venisse costruito un albergo e un casinò. Credevo avesse capito che quelle colline per noi sono sacre, lo consideravamo un nostro amico, ma con questo gesto ha dimostrato che per lui quel film era solo lavoro." Orso parla senza fretta, non agita mai le mani come fa l'interprete, e difficilmente china lo sguardo. Spiega con pazienza che i nomi indiani come "Vento nei capelli" o "Luna rossa" vengono dati in base a quello che capita a una persona, spesso all'origine ci sono un sogno, un'esperienza particolare. Le penne invece corrispondono a un'azione giusta, per questo i capi ne hanno molte, chi invece non è in grado di prendere decisioni giuste disonora sé stesso e la propria gente.
"Perché l'uomo bianco ha tentato di annientarvi?", domanda uno studente.
"Per rispondere avrei bisogno di molto, molto tempo, tuttavia tenterò una
spiegazione. C'è una visione del mondo che risale ad Aristotele e che è fondata sulla gerarchia, su dominanti e dominati, sulla proprietà. La nostra cultura parla di un altro mondo, un mondo di relazione con ciò che ci circonda, non è la terra che appartiene a noi, siamo noi che apparteniamo alla terra. L'uomo bianco non la pensa così, quando ha scoperto che nei nostri territori c'era il metallo giallo, un metallo che lo fa impazzire, non ha esitato a distruggerci per impossessarsene. Noi invece pensiamo che
l'unica cosa che davvero ci appartiene è il nostro corpo, il resto è materialismo. Quello che conta è il rapporto con le cose che ci circondano, non il possesso. Se preghiamo l'aquila, per esempio, essa ci aiuterà a vedere in modo chiaro e ci trasmetterà la sua forza. Comprendere che in ogni albero, in ogni animale, in ogni essere umano, nella foresta, nel tramonto c'è dio, diventa uno stile di vita. E questo principio mi sembra che sia anche nella vostra religione, ma è stato dimenticato." All'uscita, accanto a pochi monili c'è il disco inciso nella riserva con la foto di Orso accompagnata dalla scritta "mitakuye-oyasin": "siamo tutti fratelli".
Mario Anton Orefice
(Il Quindicinale, maggio 2001)