| Podrecca contro le citta’ del "chissenefrega" "Sono contrario all’architettura della polenta, cioè dell’imitazione dell’esistente, e alle città del "chissenefrega". Purtroppo in provincia di Treviso c’è molto possibilismo che apre la via alla costruzione ma non all’educazione, alla mimesi e non al dialogo. A volte il lavoro è affidato seguendo criteri di amicizia oppure è realizzato in modo autoreferenziale senza preoccupazioni per il contesto nel quale si inserisce o seguendo la logica del me piase, non me piase". Boris Podrecca usa spesso un linguaggio immaginifico e legato alle suggestioni fonetiche delle parole. Considerato uno dei maestri dell'architettura europea, Podrecca è di casa in Veneto dove ha curato il progetto di restauro di Ca’ Pesaro a Venezia, il progetto di riqualificazione urbana "una strada in pietra" nel centro di Verona e il progetto per i 165.000 metri quadrati dell’ex area Zanussi a Conegliano. Proprio nella città del Cima ieri ha partecipato all’incontro che inaugurava la mostra "Conegliano una città per l’uomo che cambia" all’auditorium "Dina Orsi. Un’occasione per uno scambio di idee di più vasto respiro sul suo modo di intendere l’architettura e su quanto avviene in provincia: "I sostenitori finanziari di Treviso dovrebbero essere proiettati più sull’oggi, non solo sulla conservazione a volte leziosa del proprio passato. A volte c’è un atteggiamento nei confronti del moderno che ricorda quello del coniglio davanti al serpente. Credo invece che sia nostro compito far vedere alle generazioni che verranno il nostro tempo, altrimenti essi diranno di noi che non siamo i loro padri, bensì i loro nonni". La cartolina postale è indirizzata a Ca’ Spineda. Ma non manca quella per viale Battisti: "Sul territorio ci sono strade e città lineari, senza pause, è un balbettare urbano con infrastrutture inadeguate. Il boom del Nord Est ha reso la gente ricca ma non sensibile, è giunto il momento di spolverare l’iconografia dei capannoni". Qual è la soluzione? "La soluzione è innanzi tutto etica per l’architetto: non serve a nulla lagnarsi, egli ha il dovere di cercare una mediazione fra gli investor e il partner pubblico, come un frate francescano senza calze. Un buon architetto insomma non è solo Don Chischiotte ma anche Sancho: il suo progetto dovrebbe raggiungere un intelligente compromesso". Un compromesso che Podrecca sta ancora cercando per i 165.000 metri quadrati dell’ex area Zanussi: "Non commento questa realizzazione che è opera dei costruttori e non del mio atelier", ha detto di fronte al plastico dell’ex area Zanussi in esposizione al Dina Orsi. Poi, nei soli venti minuti concessigli, ha proiettato di fronte a un auditorium gremito le sue "visioni" per la città: un Municipio con portici, caffetteria e riflessi d’acqua, il recupero della vecchia Fonderia come spazio per i giovani e concerti rock, una sala congressi con 2.500 posti, le rive del Monticano ispirate a quelle del Danubio, un parco con le grandi M dell’architettura: Manzù, Martini, Mascherini. Un progetto che sviluppa il dialogo fra l’angelo, la città vecchia e l’acropoli del castello, e il diavolo, l’ex area industriale. Un rapporto verticale e orizzontale interrotto dalla linea ferroviaria, una cicatrice di cui Podrecca sottolinea il fascino: "Anche il bel viso di Humphrey Bogart in Casablanca ha una cicatrice". Mario Anton Orefice |