| Il Veneto che ti fa gola Conegliano - Olimpiadi di Roma, 1960. Un giovane cuoco diciannovenne
di San polo di Piave era stato ammesso con la qualifica di commis nella
cucina
del grande Luigi Carnacina. Era un giovane intelligente e sveglio, tanto
sveglio che la notte non dormiva per fare il doppio turno accanto agli
chef delle delegazioni estere al padiglione internazionale. “Fu a
Roma che in pochi mesi imparai un'infinità di cose e fu grazie a
quell’esperienza che presi coscienza della mia creatività”,
racconta Armando Zanotto. Una creatività che lo ha accompagnato
in cinquant’anni di storia della cucina italiana e il cui ultimo
prodotto è un libro di cinquecento pagine e 600 ricette: “Il
veneto che ti fa gola”, edito dall’amico Dario De Bastiani
di Vittorio Veneto. In pentola bolle anche dell’altro. Per il 2005
Zanotto ha in mente una rivoluzione: il suo locale potrebbe trasformarsi
in un raffinato club di amici appassionati della cucina d’autore,
in un centro culturale in cui cibo, danza, e musica si incontrano o in
scuola internazionale di cucina: “Il mio sogno è quello di
poter tramandare i segreti dell’arte a degli allievi che abbiano
voglia di imparare. Immagino di insegnare loro a scegliere gli alimenti,
di cucinare insieme, di sedere a tavola per giudicare i risultati del nostro
lavoro. Mi piacerebbe anche trasmettere quella capacità psicologica
che permette di intuire le preferenze e la personalità dei diversi
clienti, perché solo così potranno consigliare il menu migliore”.
Ma per adesso Armando, che è anche un ottimo comunicatore, vuol
lasciare un alone di mistero, il gusto dell’attesa, e quindi non
dice se questo sogno lo realizzerà. Ce ne sono di cose da raccontare.
Lo chef alimenta la curiosità per la sua dispensa piena di aneddoti
e di ricordi. Si torna agli anni della televisione, ai programmi degli
anni settanta con Ave Ninchi e Luigi Veronelli, a “Che fai mangi” con
Enza Sampò nell’84, a “Buongiorno Italia”, quando
lanciò uno sconosciuto Marco Columbro: “Se ne stava solo soletto
negli studi e aspettava che qualcuno gli desse una parte. Cominciò nel
mio programma ad “imitare le ricette”: se parlavo di pollo,
stava alle mie spalle e scuoteva il pennuto, un’altra volta gli toccò l’anguilla
e anche il branzino”. |