| Tornano i cervelli CONEGLIANO - “I cervelli tornano in Italia”. Lo ha detto il
professor Riccardo Pozzo, docente di storia della filosofia all’Università di
Verona, per molti anni ricercatore in Germania e negli Stati Uniti. Intervenuto
all’incontro organizzato dal Lions per parlare sul tema “Cervelli
in fuga e cervelli in circolazione”, il docente ha spiegato perché negli
ultimi anni si assista a un’inversione della tendenza. “Da
un lato gli Stati Uniti hanno posto norme più restrittive per il
soggiorno e l’ingresso dei ricercatori provenienti da paesi stranieri,
dall’altro il Programma quadro di ricerca e sviluppo tecnologico
approvato dalla UE prevede stanziamenti miliardari per la ricerca e per
finanziare i progetti di integrazione delle reti scientifiche attraverso
i “provvedimenti Marie Curie”. In altre parole in Italia e
in Europa si stanno creando delle condizioni estremamente attraenti per
gli studiosi che vogliano lavorare in patria. Da un recente studio i ricercatori
italiani che sarebbero disposti a tornare sarebbero almeno 3000. Il professore
ha inoltre aggiunto: “La definizione “fuga di cervelli” favorisce
un'interpretazione sbagliata del fenomeno. Non esistono cervelli in fuga,
esistono “cervelli” e basta. Io collaboro con i miei colleghi “fuggiti” a
Wahington o nelle università tedesche, dove insegnano ben 500 nostri
concittadini senza alcun problema e altrettanto loro con me. La verità è che
la ricerca oggi può essere pensata solo nell’ambito di relazioni
internazionali fra i vari poli universitari. La fuga avveniva qualche secolo
fa. Nel 1790, in Svevia, il principe pagò gli studi all’Università di
Tubinga per quattro studenti che si chiamavano Schiller, Hoelderin, Hegel
e Schelling. Loro poi scelsero di “restare all’estero” e
il principe li condannò all’esilio perpetuo”. |