| Ma chi è A. Martini? Oderzo (Tv) - “Ritraggo motivi e
misteri, enigmi del pensiero, luci estatiche, vertigini plastiche, solo
in stato di impellente attività creativa”.
Scriveva così l’opitergino Alberto Martini della sua arte
in un fogliuzzo a righe che si può leggere attraverso una teca di
vetro a Palazzo Foscolo. La mostra “Alberto Martini e Dante”,
curata da Paola Bonifacio, ripercorre le tappe salienti di un’artista
che all’epoca, i primi anni del Novecento, era molto più conosciuto
dell’omonimo scultore Arturo Martini. Talmente più conosciuto
che quando egli leggeva i manifesti con le iniziali dell’altro, chiedeva: “Ma
chi è questo A. Martini che si presenta con il mio stesso nome?”.
Colto e raffinato, amico di D’Annunzio, Martini fu il Gustave Doré italiano.
Ben 22 dei suoi disegni illustrarono la storica edizione della Divina Commedia
stampata nel 1902 dai fratelli Alinari a Firenze. Il suo amore per l’immortale
Fiorentino durò tutta la vita e alle sue terzine dedicò ben
298 opere. Su tale connubio spirituale e artistico Martini amava soffermarsi
nei suoi scritti: "… chi vive nel sogno è un essere superiore,
chi vive nella realtà, uno schiavo infelice. Dante fu certamente
il maggiore poeta del sogno, della vita, del sonno e della morte".
Commentando il disegno "Così sen van per l'onda bruna" ,
più noto come la Barca di Caronte, Marco Lorandi osserva che "nella
china il segno viene plasmato in una morbidezza tonale in cui è possibile
individuare l'influenza della grafica nordica". “Bianconerista” di
eccezionale talento, fu chiamato per 14 anni consecutivi a esporre le sue
opere alla Biennale di Venezia diretta dall’amico e sostenitore Vittorio
Pica. La sua penna di “simbolista surreale” conosciuta in tutta
Europa illustrò i libri di Edgar Allan Poe, l’Amleto di Shakespeare,
Les Orientales di Victor Hugo, la Secchia rapita del Tassoni, l’Aurelia
di Nerval. Nato a Oderzo il 24 novembre 1876, visse a Treviso, Milano e
Parigi. Oggi le sue spoglie giacciono insieme a quelle della moglie Maria
Petringa nel cimitero di Oderzo, nel quale l’Amministrazione costruirà una
tomba monumentale. La mostra rimarrà aperta fino al 27 febbraio
con visite guidate gratuite e laboratori per le scuole. |