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lancia il progetto Italia-Cina CONEGLIANO - Il 2004 sarà dedicato a nuove relazioni economiche e culturali fra l’Italia e la Cina nell’ambito di un piano di investimenti e incentivi per 40 milioni di euro. Nel progetto, che con tutta probabilità si chiamerà “Marco Polo”, il Veneto avrà un ruolo centrale. Lo ha anticipato ieri il viceministro delle Attività Produttive Adolfo Urso in visita a Conegliano (Tv) e a Venezia. Un’occasione per fare il punto anche sulla nuova normativa del made in Italy che entrerà in vigore a fine febbraio e per un commento sulla verifica di Governo. “ Subito dopo il Carnevale di Venezia - ha detto Urso - si terranno una serie di incontri bilaterali che saranno accompagnati dall’apertura dei desk legali - soprattutto per l’assistenza nel deposito di brevetti e marchi - presso gli uffici di commercio estero italiani. Poi, il 26 e il 27 aprile, a Venezia si svolgerà un seminario sugli investimenti Italia-Cina a cui parteciperà una delegazione cinese con cento tra i più grandi imprenditori provenienti dalle regioni della Grande Muraglia. La visita ai più significativi distretti industriali del Nord Est sarà una delle tappe caratterizzanti della missione”. Obiettivo dei duecento eventi speciali del progetto “Marco Polo” non sarà solo di favorire gli affari con un paese che al mondo è 2o per riserva valutaria con 400 milioni di dollari, 4o nelle esportazioni e 3o nelle importazioni. “Di noi i cinesi conoscono Marco Polo, il calcio e Venezia - afferma Urso. Alla fine del 2004 mi auguro che l’Italia sia ricordata per tante altre cose”. Un nuovo corso che sarà potenziato dalla riapertura delle rotte aeree dirette con la Cina, come ha confermato il presidente della Save (la società che gestisce lo scalo veneziano) Enrico Marchi :”A partire da giugno si potrà volare direttamente da Venezia a Shanghai”. Nei futuri scambi i prodotti italiani saranno accompagnati dalla nuova normativa sul made in Italy. La bandiera tricolore o altri simboli nazionali su merci prodotte all’estero saranno illegali in Italia, mentre in Europa c’è la volontà di rendere obbligatoria l’indicazione del paese di produzione: per esempio, un’azienda italiana che fabbrichi le sue scarpe in Romania potrebbe accompagnare al marchio la dicitura “Italy” ma dovrebbe scrivere anche “made in Romania”. Infine la verifica di Governo:”Riguarda principalmente la parte produttiva ed economica; la crisi Parmalat, l’impoverimento dei ceti medi (secondo i dati Eurispes per il 51,2 per cento delle famiglie il problema è arrivare a fine mese), la delegittimazione dei sindacati, fenomeno che mi preoccupa molto e le cui conseguenze sono emerse in particolare nel settore dei trasporti, il carico inevaso delle domande delle associazioni di categoria, ritengo siano questioni che hanno necessità di nuovi obiettivi e di nuove risposte”. Mario Anton Orefice (Corriere del Veneto, 1 febbraio 2004) |