| Di benessere ci si ammala CONEGLIANO - A.A.A. nevrotico cercasi a Nordest. Il benessere porta sul lettino dello psicanalista nuove patologie che sfuggono ai tradizionali canoni delineati in modo memorabile da Svevo nella “Coscienza di Zeno” o da Berto nel “Male oscuro”. La fascia degli uomini e delle donne più in crisi è quella che va dai 25 ai 40 anni. La casistica dei segnali di malessere è ampia e potrebbe essere ricondotta a un'unica causa principale: la sostituzione degli affetti con le cose. Una realtà definita in modo suggestivo dallo psicologo di Chicago Laureen Langman: “siamo immersi in una sorta di “carnival culture”, di “cyberfeudalesimo” nel quale gli aspetti ipertecnologici accompagnano un’identità basata sul consumo. L’individuo è dominato da un edonismo di massa nel quale il sesso, il turismo e persino le perversioni hanno assunto le dimensioni del mercato globale”. La relazione con l’altro si sposta così dalla persona all’oggetto: dal rapporto nella realtà a quello virtuale via sms, televisione o Internet. Se n’è parlato ieri nel convegno “Dal disagio della civiltà alla patologia del benessere: quali perversioni nella società moderna?”. All’incontro, organizzato dall’associazione coneglianese “I martedì di psicologia clinica” presieduta da Flora Vigne, è intervenuta la psicoanalista Simona Argentieri. Alla porta degli psicologi bussano sempre di più persone che che non presentano i tratti caratteristici del nevrotico, ma che si nascondono dietro personalità ambigue e sfuggenti: per esempio l'irreprensibile imprenditore e padre di famiglia che ogni tanto si apparta con un viado o l’impiegata che in ufficio passa ore a chattare con una sconosciuto. Nel campo delle perversioni Simona Argentieri ha tracciato una serie situazioni grigie tra normalità e patologia: ”Pensiamo ad esempio al consumo spropositato - sistematico od occasionale - di pornografia soprattutto video; alla frequentazione dei famigerati siti - magari in ufficio, “per caso”, per curiosità, per noia; oppure alla frequentazione di prostitute stradali minorenni; allo stile serpeggiante esibizionistico-voyeuristico che celebra per via mediatica “la fiera dell’intimo”. Tendenze della cosiddetta “società del benessere” che comanda di godere: è questo il messaggio ripetuto e martellante degli spot televisivi che rappresentano - secondo la psicoanalista - uno specchio degradato ma puntuale della società. Non a caso negli spot la parola che ritorna più spesso abbinata a qualsiasi prodotto è “emozione”: per sentire bisogna possedere. Il vuoto degli affetti, però, rimane e lascia spazio alle nuove patologie: storie di uomini e di donne, apparentemente “normali”, ricchi di cose, circondati da persone che trattano come oggetti, svuotati nell’anima. Per fortuna, a volte, anche a Nordest bussano ancora alla porta di Sigmund Freud. Mario Anton Orefice (L’Azione, gennaio 2004) |