La luna nel pozzo parte per Parigi e New York

CONEGLIANO - “La luna nel pozzo” è stata realizzata con il patrocinio del Comitato Unicef di Treviso, presieduto da Mariella Andreatta, e la fondamentale collaborazione di Alberto Bernardi delle Grafiche Vincenzo Bernardi di Pieve di Soligo (dal 1926), di Mario Anton Orefice (testo ispirato a una fiaba di Nasreddin Hoca) e di Marina Carosi (disegni) di Conegliano.
La fiaba darà un piccolo contributo al progetto Unicef per il Malawi, lo stato africano dove su 11 milioni di persone quasi un milione è affetto da HIV.
La malattia colpisce anche migliaia di bambini che contraggono l’infezione dalle madri sieropositive durante la gravidanza, il parto o l’allattamento al seno. I fondi ricavati dalla vendita della piccola pubblicazione saranno saranno destinati al progetto dell’Unicef “Ridurre la trasmissione dell’HIV dalle madri ai figli in Malawi”.
La fiaba è stata proposta all’Unicef nazionale per essere introdotta nel catalogo annuale degli oggetti da regalo, ed è stata spedita al Comitato Unicef di Parigi (traduzione francese di Brigitte Laffay) e alla sede centrale dell’Unicef di New York (traduzione inglese di Jean Rowbottom).
“ La luna nel pozzo” fu il titolo scelto da Mario Anton Orefice per alcuni incontri sulla scrittura tenuti a Padova nei primi mesi del 2002. L’idea comparve una mattina d’inverno nell’ex Convento di San Francesco a Conegliano. Davanti al pozzo del chiostro si affollarono nella sua mente più pensieri: il pozzo, quello che nei secoli era caduto nel pozzo, la luna nel pozzo, le Lezioni Americane, le lezioni padovane. Il filo conduttore dei tre incontri sarebbe stato proprio il pozzo, cioè il patrimonio di conoscenze e di letture che alimentano la scrittura e l’anima di ognuno di noi. Pensò anche che chi scrive cerca la luna nel pozzo, cioè tende all’irraggiungibile e, a volte, mostra la luna nel pozzo, cioè quello che non c’è. Insomma chi scrive assomiglia a Odisseo, a Don Chischiotte, alla volpe della favola “Il lupo e la volpe” di La Fontaine.
Una sera - narra la favola di La Fontaine -la volpe scorse in fondo a un pozzo la luna e la scambiò per un grande cacio. Per raggiungerla salì su uno dei due secchi che stavano sospesi come una bilancia alla carrucola. Ma una volta giunta sul fondo del pozzo avvicinò il muso all’acqua e si rese conto dell’errore; capì che non poteva più risalire a meno che …
Trascorsero due giorni e due notti e la luna-cacio diventò un po’ più piccola. Finalmente passò un lupo e la volpe gli disse: «Caro amico vi invito a pranzo, venite a mangiare questo buon cacio di cui, come potete vedere, ho già gustato un bel pezzo. Salite su quel secchio che ho messo là apposta per voi e raggiungetemi».
Il lupo salì sul secchio e facendo da contrappeso scese nel pozzo mentre la volpe risaliva verso l’uscita guadagnando di nuovo la libertà. Quando si incontrarono La Fontaine non ci dice se si dissero qualcosa. Probabilmente la volpe continuò a mentire: «Vado a prendere del buon vino che ho nascosto sottoterra a due passi dal pozzo, così la cena sarà ancora più gioiosa».
La Luna nel pozzo compare in modo diverso in un racconto più antico, che invece è metafora dell’irraggiungibile, di quel tendere all’assoluto che dovrebbe essere un’altra delle qualità di chi scrive.
Si tratta della fiaba del filosofo turco Nasreddin Hoca, nato nel 1208 in un villaggio dell’Anatolia centrale e al quale l’Unesco ha dedicato il 1996. La storia - trovata dopo varie ricerche grazie alla collaborazione di Laura Crisanti (una delle partecipanti degli incontri padovani) - è stata liberamente riscritta e illustrata per la pubblicazione.
Alcuni pensieri intorno alla luna di Mario Anton Orefice: «La leggerezza a volte è un salto verso la luna, verso il luogo dell’immaginazione per eccellenza, è un invito a cambiare prospettiva, ad andare lontano stando con i piedi per terra, ma nello stesso tempo sollevando gli occhi verso l’archetipo, verso la falce, verso l’occhio, verso la misteriosa luce bianca che ha accompagnato per secoli le notti degli uomini.
La luna è il regno della possibilità, il sole è il dominio della verità assoluta. Torna alla mente la tomba di Giuliano de’ Medici duca di Nemours nella Sagrestia nuova in San Lorenzo, a Firenze: Michelangelo raffigura la notte attraverso una donna bianca e lunare; accanto a lei i papaveri che inducono il sonno, il gufo signore delle tenebre e un mascherone simbolo degli incubi che ci visitano nel sonno; il giorno è raffigurato da un uomo con il volto non finito che rinvia allo splendore accecante e indistinto del sole quando si leva».
Alcuni pensieri intorno alla luna di Marina Carosi: «La Luna nel pozzo è una speranza mai persa che ogni cosa possa trovare propria collocazione.
Guardare con gli occhi di un bambino significa non perdere il coraggio di sfidare gli eventi utilizzando la fantasia e la forza che solo i bambini posseggono.
Il mondo delle fiabe è molto più profondo di quanto appare in superficie, la storia raccontata cela al proprio interno un universo di significati e di diverse interpretazioni.
Ciascuno può trovarci ciò che cerca, e fare ciò che nella realtà non sembra possibile, come salvare la luna caduta nel pozzo.
La luna è un soggetto universale, ogni bambino può averla come amica, a nessuno può essere negata. Si nasconde e riappare sempre, e la sua luce riflessa non la rende meno affascinante e luminosa.
Salvare la luna dal pozzo può essere interpretata come un’azione impossibile, perché nella realtà sembra che la luna non cada mai nel pozzo.
Invece molte sono le lune che cadono nei pozzi, cioè molte sono le situazioni delle quali non ci occupiamo perché non guardiamo nel pozzo oppure perché l’impresa sembra irrealizzabile.
Ma è proprio dalle azioni giudicate impossibili e utopistiche che spesso torna a splendere un sorriso».
(C.s., dicembre 2003)