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orti alla Marijuana assolti in Tribunale CONEGLIANO - Due orti alla Marijuana assolti in Tribunale. Ieri mattina si sono incrociate in aula due storie curiose che ruotavano intorno alla coltivazione di Cannabis: in una le foglioline servivano a curare il mal di testa, nell'altra le piante erano nate dal mangime per canarini. Antonio Da Re, che nella vita è uno stimato maestro elementare di San Vendemiano, era stato denunciato perché nel suo giardino erano state trovate 20 piantine di canapa. Alle forze dell'ordine aveva da subito dichiarato che le impiegava solo come medicinale, ma anche tale uso è vietato dalla legge italiana. In aula è stato ascoltato l'interessante intervento del dottor Nunzio Santalucia, medico e tossicologo dell'Associazione Canapa Terapeutica di Pisa, che ha illustrato in modo scientifico i molti effetti benefici delle piantine incriminate. Con l'olio di Cannabis, i decotti, e l'inalazione dei fumi si possono curare in modo efficace: la famosa cefalea "a grappolo", i dolori reumatici, l'ansia, la depressione, i dolori muscolari, micosi e dermatosi, l'epatite cronica. Un medicinale naturale senza effetti collaterali, tant'è che in Olanda è venduto in farmacia e usato anche nella cura delle tossicodipendenze. I semi vengono usati anche per alcuni tipi di pasta biologica e l'olio, secondo alcuni trattati, sarebbe un ottimo combustibile che potrebbe sostituire il petrolio. L'avvocato Maria Gaburazzi di Mestre, che difendeva il Da Re, ha inoltre sostenuto che le poche piantine rinvenute e le circostanze in cui esse venivano coltivate, alla luce del sole e senza fini diversi da quelli dichiarati dall'imputato, non potevano essere considerate una coltivazione. Ed è probabile che dal punto di vista giuridico sia stata proprio questa la chiave dell'assoluzione pronunciata da Deli Luca. Nell'orto di Clorindo Mazzer, difeso dall'avvocato Carlo Broli, invece, le piante erano cresciute senza fini terapeutici ma per caso. Quando puliva la gabbia dei suoi affezionati volatili, il Mazzer aveva l'abitudine di gettare al vento i semini superstiti senza accorgersi del nuovo genere di verzura che qua e là spuntava. Le assicurazioni della ditta cinese che produce il mangime per canarini sono tranquillizzanti: i semi sono inattivi. Ma ieri in aula il perito Gianpaolo Grassi, ricercatore e fitopatologo ha dimostrato due fatti decisivi: il mangime è inattivo solo per il 60 per cento. Inoltre non è possibile distinguere ad occhio nudo la Cannabis indiana, alias marijuana, dalla Cannabis sativa, quella che si usa per la fibra tessile. Anche il Mazzer è stato quindi pienamente scagionato, anche se, c'è da giurarci, non getterà più nell'orto il mangime per canarini. Mario Anton Orefice (Corriere del Veneto, 25 settembre 2003) |