Maestri di ricchezza, schiavi del lavoro

CONEGLIANO - Gli occhi dell'America Latina sul Nordest. Giovani intelligenze di un continente di via di sviluppo stanno cercando all'ex Convento di San Francesco le chiavi nascoste della società del benessere. Ma qualcuno di loro si è già convinto che le imponenti colonne dell'economia trevigiana sostengano diverse forme di povertà: di relazione, di tempo libero, di interessi.
I 32 corsisti del "Master in strategie e politiche di sviluppo dei distretti industriali" provengono tutti dall'America Latina e sono venuti a scoprire il segreto del successo economico per dare un futuro migliore al loro paese. Ma la povertà, dicono alcuni di loro, non è solo assenza di soldi, c'è una povertà di relazioni che forse riguarda proprio le stesse regioni che in campo imprenditoriale sono diventate un esempio nel mondo.
Li abbiamo incontrati in una delle aule dell'ex Convento per capire quali sono i loro progetti e che opinione hanno della nostra società.
Fredy Preciato ha 32 anni, è avvocato: "In Colombia lavoro per un'associazione non governativa per lo sviluppo economico nelle aree di conflitto. Possiamo essere complementari: a noi mancano alcuni processi di organizzazione del lavoro, ma possiamo offrire manodopera e risorse naturali nei settori della lavorazione del legno e della pelle."
Janeth Bustamante Aranyo ha 24 anni e viene dal Perù. Si è laureata in amministrazione pubblica: "La cosa che più mi interessa è condividere con tutti i colleghi dell'America Latina un'esperienza che ci insegna a comprendere meglio sia quanto siano diverse le varie realtà dei nostri paesi, sia a studiare il modello Nordest. Il nostro lavoro, una volta tornati in patria, non sarà di copiare quello che abbiamo visto qui, ma di interpretarlo cercando delle soluzioni ad hoc in stati che hanno strutture statali e sociali molto diverse."
Anche Dario Hernandez è laureato in economia. Ha 26 anni, è nato in Messico ma lavorava in Perù. A differenza dei suoi compagni il suo sogno non è quello di tornare in patria: "Anche attraverso i colloqui con un prete di Conegliano mi sono convinto che c'è un paese più povero del nostro, dove forse potrei essere utile: l'Africa."
In Perù tornerà invece Alfredo Quicana Navarro, 32 anni, di Ayacucho, la seconda città più povera del Perù che si trova a 2.700 metri di altitudine: "Conosco la lingua Quechua, che è la lingua degli indigeni. Questo è un vantaggio che, insieme alle conoscenze apprese in questo master, mi permetterà di coinvolgerli in un progetto di export dei loro prodotti artigianali."
Patricia Mujica, 39 anni, laureata in lavoro sociale, è una mamma cilena che vive una situazione particolare anche dal punto di vista umano. "Ho due figli di 19 e 10 anni, sento molto la loro mancanza, ma sono vedova e la responsabilità della famiglia è solo mia. Il mondo del lavoro è molto competitivo e anche da noi una donna deve avere una carta in più. Era da tempo che aspettavo questo master che assicurerà un futuro migliore a miei figli e al mio paese. Tornerò dai miei a Natale, ad agosto il biglietto è troppo caro."
Lorena Arriagada, 36 anni del Cile, laureata in comunicazione sociale, riassume, anche per i compagni di corso, alcune considerazioni generali sul Nordest da un punto di vista non economico: "Questa società ha molti soldi, ma in generale penso che abbia perso di vista il senso delle relazioni, dell'amicizia, della famiglia e dell'avere figli. C'è una povertà di tempo, la gente non ha ore da dedicare ad altre cose che non siano il lavoro. Anche lo studio a volte viene trascurato, ma mi chiedo chi amministrerà tra vent'anni una situazione destinata a divenire sempre più complessa.
Ho conosciuto una nonna che mi ha parlato della sua solitudine sebbene avesse dei parenti, e coneglianesi che ci dicono che per loro siamo più amici degli amici storici. Forse qui per alcuni c'è bisogno di un corso di umanità."
Da tenere in America Latina? "Ciertamente".
Mario Anton Orefice
(Corriere del Veneto , 16 luglio 2003)