"Caviale di Belgrado per il padre generale"

CONEGLIANO - "Arriva il padre generale". La visita dell'autorità destò qualche preoccupazione al Convento di San Francesco. Tanto che i frati non riasparmiarono sulla spesa. Comprarono anche del Caviale di Belgrado per trattare con il massimo riguardo il loro superiore. Forse c'era un po' d'indisciplina al Convento o forse era accaduto qualche altro fatto che non conosciamo.
Luciano Caniato, affermato storico e potea trevigiano, in un saggio ancora inedito svela la vita del Convento nel '700. L'occasione storica è la visita del Padre Generale minorita Carlo Giacomo Romilli, il 7 dicembre del 1720.
"La scoperta è avvenuta - racconta Caniato - all'Archivio di Stato di Treviso fra le buste delle congregazioni soppresse (conventi e confraternite).
Consultando l'Archivio Antonio Sartori - Documenti di storia e arte francescana II - edito dalla Biblioteca Antoniana, notai il riferimento alla visita del padre generale che ebbe luogo dal 7 al 26 dicembre del 1720. Verificai i registri delle spese e notai che le voci più rilevanti riguardavano acquisti per la cucina. Da questi indizi la ricerca si è estesa fino a disegnare un quadro abbastanza preciso di quanto accadde in quei giorni lontani."
Cominciamo dalla spesa che ancora oggi, a distanza di secoli, fa venire l'acquolina in bocca. I frati comprarorono pesci d'acqua dolce e di mare, cefali, salmoni, caviale di Belgrado e sardelle (probabilmente per i servitori). E' probabile che per conservarli avessero una giassera. Quando non c'erano i frigoriferi, il ghiaccio veniva raccolto d'inverno lungo i corsi d'acqua. Le lastre spaccate con il piccone venivano disposte di taglio e ben pressate fra strati di paglia nella giassera, dove si conservavano per mesi
Insieme ai piatti di mare nei numerosi pranzi non mancarono i dessert. Nella lista della spesa figurano anche: mandorle, pinoli, zucchero, frutta e "pomi per far frittole".
Le cucine del Convento erano quindi ben fornite quando il Padre Generale giunse in località Sarano con un seguito di 8 persone . Accompagnato fino al Convento con le carrozze prestate dai nobili coneglianesi, Carlo Giacomo Romilli si mise subito al lavoro. Le fatiche dell'ispezione, però, non lo indussero a rinunciare ai piaceri della buona tavola. Anzi, si può dire che esagerò. Si legge, infatti, nelle pergamene che il giorno 19 il compagno (segretario) del reverendo sborsò una lira al signor Munarini cirugico (cerusico) per un lavativo o servizial. Il sevizial era un servizio sui cui dettagli è molto preciso Giuseppe Boerio nel suo Dizionario del dialetto veneziano: "Clistere, servizial, tutti termini che significano una composizione liquida acconcia con ingredienti che si mette in corpo per la parte posteriore col mezzo di uno strumento notissimo di ottone o di stagno, cioè di uno schizzatoio, da noi pur detto servizial, le cui parti sono le seguenti: cana o canòn, capeleto, vidòn, canèta, manego del servizial o stantùfo."
Mal di pancia a parte, l'interrogattivo dello storico è: "Che motivo avevano per trattarlo così bene?". Forse esistevano delle vecchie questioni non risolte. Forse il convento era troppo aperto all'esterno, forse si concedeva con troppa generosità il permesso alle donne del borgo di rifornirsi d'acqua al pozzo del chiostro, invece di scendere a quello di Piazza.
E poi c'è la durata dell vista, straordinariamente lunga: venti giorni di ispezione. Gli ordini che il Padre Generale lasciò ai frati al termine della visita sono un monito a tenere una condotta più rigorosa. Giuseppe Romilli raccomanda che si torni alle antiche tradizioni, che il coro sia uffiziato più adagio, che di mattina si preghi con l'orologio a polvere per almeno mezz'ora, che i frati non tengano denaro con sé e che si dia più ricreazione ai novizi, che non ci si opponga arditamente agli ordini di un superiore, che nessun religioso ardisca fermarsi a discorrere con donne alla porta del Convento.
Lo scritto di Luciano Caniato sarà pubblicato nel prossimo numero di Storiadentro, la rivista di studi storici del Comune che sta curando anche il catalogo della mostra "Ritratto di famiglia con città. Conegliano e il Coneglianese tra il 1877/1954" in programa per la primavera del 2004.
Per gentile concessione dell'autore anticipiamo in esclusiva l'incipit della Visita del padre generale.
"Il cielo è buio e le stelle ancora camminano quando Girolamo Rosa (il cuoco del convento ndr) scende in cucina. San Nicola è passato, ma non gli ha portato regali perché uno grosso e ingombrante ce l'ha già: questo Padre generale che oggi, venerdì 7 dicembre 1720, arriverà al convento di Conegliano per restarvi fino a natale. E' un bergamasco il reverendissimo Padre Generale minorita Carlo Giacomo Romilli, uno che parla poco e ha l'occhio lungo e la comunità dei frati, già in subbuglio dalla seconda quindicina di novembre, è tutta in movimento. Nessuno ha più dormito dopo il canto delle lodi e certi confratelli, cui il padre Guardiano ha affidato relazioni su relazioni, adesso stanno limandole al lume di candela. Persino il maestro dei novizi lavora per mettere in ordine la valle di Giosafatte; così ha definito l'ammasso di carte che ingombra lo studio di Padre Fiorese, il Guardiano, dopo cena, a refettorio vuoto, quando nessuno sentiva."
Mario Anton Orefice
(Corriere del Veneto, maggio 2003)