IL LEGNO DELLE CUPOLE DI SAN MARCO

SANTA LUCIA DI PIAVE - Il larice delle cupole di San Marco arriva da Santa Lucia di Piave. In questo paesino della Sinistra Piave prospera l'azienda Legnami Barel che da mezzo secolo è fornitore ufficiale della Procuratoria di San Marco, l'ente preposto alla salvaguardia della Basilica.
Tutto cominciò nei primi anni cinquanta. Emilio Fioretti, capo degli operai della Procuratoria abitava a San Vendemiano, un comune a pochi chilometri da Santa Lucia. Insieme ai suoi carpentieri lavorava a decine di metri d'altezza per curare i legni dell cupole, che sono come delle navi rovesciate, hanno le centine in rovere e sono rivestite da tavole in larice, il cosiddetto fasciame. A proposito del rapporto che ha Venezia con il legno, viene in mente un'immagine molto suggestiva ricordata da Tiziano Scarpa nel suo libro "Venezia è un pesce": "Stai camminando sopra una sterminata foresta capovolta, stai passeggiando sopra un incredibile bosco alla rovescia."
Dopo la seconda guerra mondiale i magazzini della Procuratoria erano restati vuoti e c'era bisogno di creare nuove scorte di larice e di rovere.
Emilio pensò all'amico Giuseppe Barel, che a quei tempi aveva il suo laboratorio in casa: la mattina uscivano dall'abitazione i letti ed entravano le tavole. Erano i tempi in cui i maestri d'ascia giungevano a piedi dal Cansiglio e, d'estate, si cercava un po' di refrigerio nelle angurie che il piccolo Giuliano comprava da Jelmo a Conegliano
Emilio e Giuseppe, a bordo di una Lancia Ardea guida a destra, partirono per la Slavonia e raggiunsero anche i boschi di Salisburgo alla ricerca dei roveri curvi e dei larici senza i nodi a baffo, quelli che spezzano le tavole appena le pieghi.
Proprio di larice una cupola ha sempre bisogno, perché dopo qualche estate il legno diventa "subogìo", molle, perde consistenza a causa del calore sviluppato dalla copertura in piombo. Ma non si tratta di larice qualunque: oltre all'assenza di nodi a baffo, si devono garantire dei valori tecnici di stagionaura, dimensioni e qualità dell'essenza.
Il rapporto con la Procuratoria si tramandò di padre in figlio. Giuseppe Fioretti seguì le orme paterne e negli anni settanta divenne direttore tecnico della Procuratoria, mentre Giusppe Barel trasmise al figlio Giuliano la sua passione imprenditoriale.
Continuò anche la ricerca del larice, mentre quella del rovere fu affidata ad un'altra ditta della zona, la Garbellotto Botti. Proseguirono i viaggi all'estero, come quello dal conte Schwarzenberg di Vienna che accolse Giuliano con queste parole: "Scelga ciò che vuole, per me è un onore servire la Prcuratoria", o quello più recente dai principi del Liechtenstein che hanno tagliato i larici la seconda quindicina di dicembre con la luna calante. Poi hanno lasciato riposare gli alberi nel bosco fino a marzo, affinché la linfa uscisse fino all'ultima goccia dall'unico ramo non reciso.
Quel larice servirà nei prossimi mesi al restauro del tetto della cupola del presbiterio di San Marco, conosciuta anche come la Cupola del Cristo e dei profeti.
Intanto, a Santa Lucia i legni sono custoditi secondo le regole dell'arte e pronti a scendere in Laguna appena la Procuratoria chiamerà.
Mario Anton Orefice
(Corriere del Veneto, aprile 2003)