Le domeniche di don Antonio Zuliani
Il sacerdote della Piccola Comunità ha trasformato le omelie in stimolanti conversazioni con i fedeli.

CONEGLIANO - Sul canone televisivo disse: "Il canone televisivo è tutt'altro che dovuto, vista la montagna di porcherie che la tv di stato ci propina ogni giorno." Un'altra volta informò i fedeli: "Sapete in America, più precisamente in California, c'è un sito Internet che per 15 dollari dà la possibilità di comprare un biglietto per il Paradiso, un Ticket to Heaven. Sì, è un'idea un po' strambotta, ma può aiutare a uscire dalla banalità delle "veline-stupidine" e di certe proposte che continuamente ci sommergono. Penso che comprare questo biglietto può aiutare a guardare alla vita con meno conformismo, può contribuire a cambiare alcuni atteggiamenti mentali. L'idea ha un precedente illustre: Madre Teresa di Calcutta inginocchiata accanto ai moribondi metteva nelle loro mani dei bigliettini piegati sui quali scriveva dei pensieri da portare in Paradiso."
Nelle messe della domenica di don Antonio Zuliani c'è sempre una riflessione nuova, una provocazione, una citazione colta, una battuta. Poi sorride e si pizzica la barba divertito prima di proseguire la sua conversazione con i fedeli.
- Don Antonio ma ci crede davvero ai biglietti del Paradiso?
Io credo che ci sia in ognuno di noi un homo ludens e un homo faber. L'unico modo di prendere la vita sul serio è buttarla in ridere, che non vuol dire deridere.
Alla messa non deve mancare il sale della festa, anzi la messa è una festa, una comunicazione di entusiasmo in cui potrebbe esserci anche la danza che permette al corpo di librarsi in una zona non scoperta.
- Accanto alle variazioni giocose non mancano mai le citazioni colte.
E' necessario intridere lo scire, il sapere, l'erudizione con il sapore delle cose. In questo inverno della mia vita cerco di rispondere a questo bisogno di assaggiare il gusto delle cose. Ogni volta che rileggo un passo del Vangelo, un articolo di giornale, oppure durante una conversazione scopro qualcosa di cui non mi ero accorto, nascono così nuove riflessioni, nuove domande.
- A volte lei sollecita direttamente i fedeli ad alzare la mano, a manifestare il proprio pensiero. Una richiesta non comune nelle prediche tradizionali.
La parola omelia viene dal verbo greco "omileo", che vuol dire conversare, in fondo è quello che faceva Sant'Agostino. Sarei contento se qualcuno si alzasse e dicesse la sua durante l'omelia, sarebbe un'occasione in più per continuare insieme nella scoperta dell'Essere infinito."
- Cosa pensa delle prediche lette dai Bignami domenicali?
Non do giudizi, parlo della mia esperienza. Converso con il brano del Vangelo e con le letture per tutta la settimana e cerco di mettermi nella condizione di celebrare la messa come se quella messa fosse la mia prima messa o l'ultima. Un momento di estasi, perché le pagine del Vangelo sono l'estasi della storia.
Né la messa, né l'omelia possono essere ridotte a una mera procedura.
- Nelle sue omelie lei sprona a essere sé stessi, a non essere conformisti, ma nella vita rinunciare a un compromesso, sbattere una porta, può avere prezzi altissimi.
Io credo che non si debba mai arrivare al punto di calpestare le esigenze della coscienza. Se in un dato momento della mia vita per varie ragioni non posso dire la mia o agire come vorrei, devo esserne cosciente e non mentire a me stesso. Il mio impegno dovrà essere quello di raggiungere una posizione più forte e più solida che mi permetta di dire ciò che penso e di agire nel giusto.
- Concludiamo l'intervista con un incontro importante, quello con papa Roncalli, Giovanni XXIII.
- Lo incontrai nel 58, poco prima che fosse nominato papa, quando ero rettore al collegio Rainerum di Bolzano. Mentre pranzavamo si preoccupò della mia magrezza e mi invitò a mangiare di più, "perché se il Signore ci ha dato il gusto vuol dire che dobbiamo esercitarlo." Poi riguardo al mio ruolo disse: 'Lei che è rettore si ricordi che bisogna fare, dar da fare e lasciar fare.'
La grandezza degli uomini si misura dalla capacità di stare con tutti, qualità che manca a coloro che si mettono su un piedistallo e ai finti umili.
Mario Anton Orefice
(Quindicinale, gennaio 2003)