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Pasolini a Conegliano
CONEGLIANO - Cinquant'anni fa, in mattine di novembre come queste,
c'era un ragazzino di dieci anni che si alzava alle cinque per salire
su un treno diretto a Conegliano. Abitava con la famiglia a Sacile. Terminata
la quinta elementare, sostenne l'esame di ammissione al Ginnasio
e fu rimandato, per il solito scherzo del destino, proprio in italiano.
Ma a settembre superò la prova e cominciò le superiori da
pendolare. Si chiamava Pier Paolo Pasolini e frequentava la prima classe
del "Ginnasio statale pareggiato" di Conegliano: erano in quaranta
e lui era tra i migliori. Concluse il primo trimestre con sette in italiano,
storia, geografia, matematica e dieci in condotta. Unico neo la religione:
sufficiente. Nessuna valutazione in educazione fisica, insegnamento dal
quale era stato esonerato. La pagella coneglianese è oggi pubblicata
per la prima volta grazie alla collaborazione del preside Salvatore Barlotta
della Scuola Media Federico Grava. Nell'archivio dell'Istituto
è conservato il registro dell'anno scolastico 1932-1933, nel
quale accanto alla pagella si legge: "Pier Paolo Pasolini, figlio
di Carlo (capitano) e di Colussi Susanna, nato a Bologna il 5 marzo 1922,
è stato iscritto il dì 28 settembre ed abita in Sacile."
La sede della scuola, ora in via Filzi, era all'epoca nell'ex
Convento di San Francesco.
"Per mesi e mesi, ogni giorno lo stesso viaggio. La sveglia suonava
alle cinque del mattino. Spesso - scrive Pasolini - erano mattinate
nere e fredde, immense, dal Pian Cavallo al mare. Soffiava il vento sul
fango e sulle brutte casette addormentate del paese.' Il treno era
un accelerato quasi sempre vuoto. Solo nel traballante vagone, il ragazzino
guardava la campagna che andava svegliandosi, il fumo che usciva dai camini.
Aveva cominciato a comporre poesie in terza elementare: lì ebbe
la conferma della sua vocazione. Ripeteva in silenzio versi già
scritti o ne improvvisava." Queste bellissime righe di Giulio Nascimbeni
furono stampate sul Corriere della Sera del 12 ottobre 1985: un'intera
pagina dedicata a Pier Paolo Pasolini e ad alcuni suoi "foglietti"
inediti che narravano il "Viaggio col prete in uno scompartimento
del treno Venezia-Udine". Il racconto, scritto da Pasolini a venticinque
anni, ma frutto delle osservazioni raccolte durante i suoi viaggi in treno
per raggiungere Conegliano, era accompagnato dall' editoriale di
Enzo Siciliano "L'amore per ciò che è umile",
e dal pezzo di Nascimbeni "L'Occhio di un ginnasiale dal finestrino".
La pagina ci è stata donata da Giuseppe Luciani, vicepreside della
Media Federico Grava.
L'occhio del ginnasiale Pasolini non ebbe, però, molto tempo
per soffermarsi su Conegliano. Dopo il primo trimestre, seguì la
famiglia a Cremona a causa di un ennesimo trasferimento del padre. Ricordando
quegli anni di spostamenti scriverà: "Hanno fatto di me un
nomade. Passavo da un accampamento all'altro, non avevo un focolare stabile."
Sarebbe bastato qualche mese in più a Conegliano e avrebbe incontrato
Federico Grava che si iscrisse il 30 settembre del 1933. A lui, nel 1948,
venne intitolata la scuola: combattè da partigiano, fu catturato
e morì a Mathausen. La sua vita si alternò, a breve distanza,
con quella di Pasolini in un'aula dell'ex Convento di San Francesco.
Entrambe correvano, inconsapevoli, verso un finale violento.
Mario Anton Orefice
(Il Gazzettino, novembre 2002)
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