PRESSIONE ZERO: VIAGGIO IN LADAK
I passi più alti del mondo, un sistema di riscaldamento inconsueto e funerali con gli avvoltoi.

Molti hanno sentito parlare di Nepal o di Tibet, pochi sanno cos'è il Ladak e che la sua capitale si chiama Leh. Questa regione lontana, che si trova nel Kashmir, ai confini con Pakistan, Cina e Tibet, è chiamata anche "la terra degli alti passi" perché attraverso le sue strade si raggiungono i valichi più alti del mondo: il passo Kardung-La a 5.700 metri, il passo Tang-La-La a 5.300 metri.
Ne parla quasi sottovoce, come se fosse ancora in uno dei tanti monasteri che si incontrano fra montagne altissime, Michele Lattanzio, 51 anni, medico al Pronto Soccorso di Conegliano. "È un paese in cui si torna indietro nel tempo: la povertà è assoluta, il principale sistema di riscaldamento è costituito dagli escrementi di yak, un escremento brucia e riscalda per diverse ore; si può viaggiare unicamente da luglio ad agosto perché negli altri mesi la neve e il gelo rendono impossibili gli spostamenti fra una valle all'altra; solo a Leh, nella capitale, c'è la luce elettrica per tre ore: la sera dalle 8 alle 11.
Eppure sono sereni, quando si entra nei monasteri o in un villaggio non si sente nessuna pressione, per esempio non ci sono persone che vi inseguono per chiedere l'elemosina come avviene di solito in India, se un ospite vi offre da mangiare o da bere siete liberi di accettare o rifiutare, la vostra risposta viene accolta in ogni caso con la stessa tranquillità. È una condizione mentale che li accompagna anche in situazioni estreme che a noi possono sembrare sconcertanti". Michele Lattanzio ricorda con emozione i bambini destinati alla manutenzione delle strade che portano agli alti valichi del Ladak. Lavorano per rattoppare strade che si affacciano su strapiombi profondi chilometri, vestiti di stracci e neri di pece. Dormono sotto paracaduti dell'esercito indiano adattati a tende, vivono di elemosine, ogni tanto qualcuno scivola nel vuoto, come accade a qualche corriera lungo quelle strade affacciate su precipizi infiniti.
Quando qualcuno muore non viene sepolto, la roccia e la terra gelata non lo consentono; raramente è cremato, perché il legno è poco e comunque prezioso; il cadavere tagliato a pezzi è dato in pasto agli avvoltoi in luoghi sacri.
Di queste usanze e di tante altre cose Michele ha parlato con Dorga, la guida di 20 anni, Amdo l'autista della Jeep, e i suoi compagni di viaggio. In particolare ricorda una notte, su un altopiano a 4.000 metri di quota, sotto un cielo in cui le stelle sembravano più vicine e luminose, trascorsa a raccontare della vita, di quello che ciascuno sognava e di quello che si aspettava.
A chi vuol iniziare a conoscere l'India e ritrovare i ritmi e la sapienza della terra che la nostra civiltà ha dimenticato si consiglia un viaggio in Ladak. Se arrivate a Leh, però, sostate due o tre giorni, non abbiate fretta (la pressione ...) di partire alla scoperta degli alti passi, se sentite che il vostro fisico non si abitua all'altezza, se continuate ad avere vertigini e vi manca il fiato, tornate indietro ... serenamente.
Mario Anton Orefice
(Il Quindicinale, gennaio 2002)